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GeoPortale Emilia-Romagna: perchè non passare da NC a SA? E fare open data?
Ieri, fra le tante presentazione dei barcamp dell’evento “Digital Agenda going local” di Bologna, c’è stato anche l’intervento della Regione Emilia Romagna riguardo il loro geoportale.
Nell ultime slide il riferimento ai data set rilasciati con licenza Creative Commons Attribution No Commercial.
Si trattava praticamente di dati utili alla mobilita’: grafi stradali, numeri civici, sentieristica, piste ciclabili (?), …
Quelli che, sul geoportale rientrano nella categoria “Reticoli”, “Civici” e “Punti fiduciali”
Purtroppo non c’è stato modo di discutere della questione, ma, andando sul sito si trova un riferimento ad una risposta di una osservazione fatta dall’associazione opengeodata. Questo il pezzo in questione
[…]
In sostanza tutti i dati “Regionali” hanno la licenza CC-by 2.5 ma alcuni strati, costruiti con i contributi dei Comuni e che diversi tra loro vendono (come il reticolo stradale ed i numeri civici) devono essere esposti con la licenza “Non Commerciale” per evidenti motivi.Immagino che il problema sia dovuto al fatto che questi dati influenzino le casse di bilancio di alcuni comuni che rivendono ai soliti vendor
(Garmin. TeleAtlas ecc…).
[…]
L’osservazione è corretta, e la giustificazione può essere valida, ma facciamo questa considerazione:
nel concetto di open data le licenze si limitano a tre casisistiche
- pubblico dominio
- attribuzione
- condivisione allo stesso modo
Quest’ultima si porta dietro gli stessi modelli del copyleft (es. la GPL).
Nel caso del software libero molte aziende traggono vantaggio dal dual licensing: il software è distribuito con una licenza copyleft (una molto forte è l’Affero GPL). Ci sono aziende a cui l’aspetto copyleft non torna utile in quanto, in un processo di integrazione, la licenza copyleft obbliga a rilasciare anche il resto del software, e quindi sono ben disposte a comprare la versione proprietaria (che di fatto si traduce in un certificato che permette di fare del prodotto l’uso che ne vogliono).
Bene o male è lo stesso procedimento che sta facendo la Regione Emilia-Romagna con il suo geoportale, ma quindi, perchè non fare il ragionamento analogo e pensare a questi dati come una infrastruttura di servizi, e quindi a qualcosa di simile al software e utilizzare pertanto il vincolo “Share a Like”?
Oltre al fatto di poter dire che i dati sono, di fatto, degli open data, si darebbe un valore aggiunto alle piccole aziende che operano sul territorio.
La formula “share a like” sicuramente “spaventa” i “soliti noti”, in quanto, in ogni caso, nell’operazione di importazione dei dati acquisiti dalla p.a. devono fare delle operazioni di conversione del dato che obbliga loro a rilasciare il dataset, se poi questi necessitano anche di essere uniti con l’intero database, la situazione si fa ancora più complessa (= tutto il patrimonio dei dati deve essere rilasciato) e pertanto continueranno a seguire la formula del dual licesing.
Lo stesso problema potrebbe accadere a delle piccole aziende o delle startup che operano sul territorio, ma queste invece potranno specializzarsi su delle nicchie, generare dati collegati (e non integrati) a quelli che la p.a. mette a disposizione, inventare nuovi servizi sui dati senza venderli ma anche senza acquistarli.
In ogni caso sarebbe opportuno informare che la Regione è aperta al dialogo verso coloro che vogliono usufruire il dato per altri scopi attraverso formule contrattuali “ad hoc”.